L’Archivio della Fabbrica di orologi da torre Bergallo di Bardino Nuovo
L’orologio, e non la macchina a vapore, è lo strumento basilare della moderna era industriale
Lewis Mumford
(Technics and Civilization, 1934)
La ricerca, la stesura del testo e la selezione delle immagini sono state effettuate da Miriana Isola durante il tirocinio curricolare svolto presso la Soprintendenza archivistica e bibliografica della Liguria nel 2024, nell’ambito della convenzione con l’Università degli Studi di Genova. Revisione a cura di Eleonora Baddour.
Si ringrazia il Sindaco del Comune di Tovo San Giacomo dott. Alessandro Oddo per la disponibilità.
Introduzione
La fabbrica di orologi da torre Bergallo fu attiva dal 1877 al 1987 a Bardino Nuovo, frazione del comune di Tovo San Giacomo (SV), nella produzione e nella vendita di orologi da torre.
La Ditta fabbricò orologi per Comuni, parrocchie e privati soprattutto in Liguria, ma anche in località del Piemonte, della Valle d’Aosta e della Valtellina. Non mancarono commissioni provenienti da altre città italiane e dall’estero.

L’archivio della ditta, che ne testimonia la nascita e lo sviluppo, comprende documenti dal XIX secolo al 1995. Vi è presente anche un documento risalente al 1753.
L’archivio è stato donato nel 2011 dalla famiglia Bergallo al Comune di Tovo San Giacomo e nel 2021 è stato oggetto di un intervento di riordino e inventariazione autorizzato dalla Soprintendenza archivistica e bibliografica della Liguria. Il riordino è stato avviato su iniziativa dell’amministrazione comunale nell’ambito del Progetto di valorizzazione culturale del MOT – Museo dell’orologio da torre e dell’Archivio Bergallo di Tovo San Giacomo dal titolo LE MACCHINE DEL TEMPO”. Il MOT e l’Archivio Bergallo di Tovo San Giacomo (SV) continuano a ticchettare1.
Cenni geografici
Tovo San Giacomo si trova in Val Maremola, in provincia di Savona. Il comune e le sue frazioni – Bardino Vecchio e Bardino Nuovo – si estendono su due vallate parallele presso i torrenti Bottasano e Maremola. Tovo deriverebbe dalla parola tuvu (tufo), lo strapiombo tufaceo che sovrasta la contrada Bronati, che è il primo e più antico agglomerato di case situato a levante del paese.
Autore: Vonvikken – Opera propria, Pubblico dominio.
Da Wikimedia Commons
La Val Maremola è stata una delle prime in Liguria ad accogliere installazioni industriali, come testimoniano i resti della Centrale idroelettrica, della ferriera e il Mulino del Pio.

Autore: Daddun. Pubblico dominio. Da Wikimedia Commons.
Bardino Nuovo
Nel 1715 con decreto del Vescovo di Albenga fu istituita la nuova parrocchia di Bardino Nuovo. In epoca napoleonica diventò una comunità indipendente con amministrazione e Parlamento autonomi. I suoi abitanti si impegnarono ad abbellire la parrocchiale di San Sebastiano costruendo una torre campanaria di 30 m con le campane più grandi della vallata2. Dal 1928 è una frazione del comune di Tovo San Giacomo.
Dal 1997 è sede del Museo dell’orologio da torre, che al suo interno ospita la casa-officina Bergallo e diversi orologi, per torri campanarie e non. Poco più in là si trova la chiesa parrocchiale di San Sebastiano sulla cui torre campanaria dal 1983 è installato un orologio al quarzo, dono di Giovanni Bergallo e, sotto, un orologio solare a quadrante tondo.

La Fabbrica Bergallo di orologi da torre
Il primo orologiaio della famiglia Bergallo di Bardino Nuovo fu Giovanni Antonio Teodosio (1844-1918), muratore, contadino e occasionalmente fabbricante di meridiane. Dopo il terremoto del 1887 iniziò a lavorare anche il ferro per rinforzare le case. Non si sa con certezza dove imparò l’arte dell’orologeria, nonostante il nipote Giovanni (1904-1996) raccontasse di contatti con gli orologiai francesi Morbier, conosciuti attraverso un commilitone.
Il primo intervento documentato nei registri è del 1877 sull’orologio di Borgio Verezzi (SV) mentre il primo orologio costruito ex novo fu quello di Pietra Ligure (SV) nel 1899.

Il primo intervento a Borgio Verezzi (SV), 1877
Bergallo si qualifica come orologiaio negli atti tra il 1893 ed il 1897, tuttavia nella documentazione della ditta e nelle carte di famiglia la produzione di orologi è documentata in maniera sporadica fino a quando il figlio Giovanni Battista (1876-1948) entrò in attività. Affiancando in giovane età il padre nella fabbricazione, riparazione e installazione degli orologi, Giovanni Battista divenne, nei primi anni del ‘900, il principale gestore della ditta3, promuovendola con fogli illustrativi in numerosi comuni e parrocchie e offrendo sopralluoghi gratuiti.
La ditta incominciò ad acquisire notorietà quando fu insignita della medaglia d’oro alle Esposizioni internazionali di Genova e Roma nel 1914 ma, con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, le attività si dovettero interrompere in quanto Giovanni Battista fu chiamato alle armi. Nonostante l’evidente ostacolo, Giovanni Battista riuscì a creare una rete di contatti tra i commilitoni in vista della fine della guerra. Ne è testimone un piccolo taccuino, conservato in archivio, con nominativi e luoghi d’Italia in cui poteva essere necessario un orologio da campanile.
Nel 1918 l’officina fu ripristinata da Giovanni Battista con l’aiuto dei figli Giovanni (n. 1904) e Angelo (n. 1906)4.
La lavorazione fu sempre artigianale, nei primi decenni priva di forza motrice, in quanto
l’elettricità giunse solo nel 1926. I getti in ghisa per la produzione dei telai e in bronzo per le ruote dei meccanismi provenivano prevalentemente dalla ditta Servettaz di Savona.
Nei primi decenni del ‘900 e in particolare negli anni Trenta la ditta conobbe una grande espansione. Bergallo si valeva, a scopo promozionale, anche di un ombrellaio ambulante, tale Felice Percivalle, il quale, frequentando diversi luoghi della Liguria e del Piemonte, si informava e segnalava se vi fosse necessità di cambiare o riparare l’orologio del campanile.
Gli orologi erano generalmente commissionati da comuni e parrocchie. Essendo di pubblica utilità per la cittadinanza, anche gli orologi installati su campanili di chiese erano generalmente pagati dalle amministrazioni comunali. Solo in rari casi era il parroco stesso a richiede un orologio e contribuivano alle spese la fabbriceria o donatori privati o in parte i comuni. La Ditta ricevette commissioni anche da privati, tra cui proprietari di fabbriche o possidenti per le loro residenze.
Come già ricordato nell’introduzione, le località in cui la Ditta operò furono prevalentemente in Liguria, Piemonte, Valle d’Aosta e Valtellina. I Bergallo ebbero anche commissioni per forniture provenienti da altre città italiane, come Bologna, o dall’estero (Argentina e Colombia).

La ditta collaborò con altri orologiai, in particolare Giovanni Battista Repetto di Ovada, Enrico Baratto e Luigi Serafini di Roccasecca, i quali facevano anche da intermediari per comuni e parrocchie.
I Bergallo non produssero solo orologi da campanile ma commerciarono anche orologi a pendolo e occasionalmente da taschino e, in linea con l’attività del primo orologiaio della loro famiglia, si dedicarono anche a lavori da fabbro, producendo o riparando attrezzi agricoli e utensili vari utilizzando le attrezzature dell’officina a loro disposizione.
La Seconda Guerra Mondiale portò un’altra battuta d’arresto per la fabbrica seguita però da una fase di espansione durante la ricostruzione post-bellica, tuttavia penalizzata dalla morte di Giovanni Battista Bergallo nel 1948. I due figli Giovanni e Angelo, e presto solo il primo, portarono avanti l’attività ma con ricorso sempre più ingente a intermediari e subappaltatori.
Dagli anni ’60 fu promossa l’installazione di orologi elettrici, che richiedono meno manutenzione e con minor frequenza rispetto a quelli analogici a carica manuale; Giovanni stesso suggerirà l’installazione dei nuovi modelli di fronte alle richieste di riparazione di vecchi orologi, rifornendosi presso aziende specializzate, in particolare l’Ecat di Mondovì.

L’attività della ditta si ridusse progressivamente fino a cessare definitivamente nel 1987, anche se a titolo personale Bergallo continuò a interessarsi al settore (documenti del 1993 mostrano contatti con la ditta Ecat per la fornitura di una campana a Bardino Nuovo).
I Bergallo e il Sudamerica
I rapporti della famiglia Bergallo con l’America del sud iniziarono nei primi decenni del ‘900, forse grazie alla presenza di diversi parenti e compaesani emigrati in Uruguay e Argentina.
Sono presenti alcune lettere scambiate con parenti intorno alla fine dell’800 mentre per la Ditta il primo contatto ufficiale è nel 1921 con Lorenzo Bosio, il quale riferiva di aver consegnato un orologio d’oro al cognato di Giovanni Battista, Giuseppe Pescetto, e richiedeva un catalogo. Prospero Barigozzi, orologiaio e fonditore di campane di Milano, nel 1923 chiese di inviare un preventivo a Manfredo Cantalupo di Buenos Aires e nel 1927 al Collegio Pio IX di Buenos Aires, mentre la filiale milanese della Ditta svizzera Etablissements Bezinger richiese nel 1924 un preventivo per un cliente in America del sud.
Risale al 1934 la fornitura di un orologio da torre alla Missione Salesiana di Santa Cruz in Patagonia, Argentina, su commissione di don Federico Torre, padre salesiano. Sulla avventurosa storia della costruzione e della spedizione dell’orologio alla Missione, nel 2019 è stato realizzato un docu-film dal titolo Il tempo al di là dell’oceano, di Alessandro Beltrame5.
Nel 1938 Bergallo propose un orologio da torre alla missione dei padri cappuccini genovesi a Concordia in Argentina tramite la ditta di Barigozzi ma la proposta non ebbe seguito.

Fornitura dell’orologio di Santa Cruz, Patagonia, Argentina, 1934
La corrispondenza della famiglia Bergallo con i familiari e i conoscenti in Argentina e Uruguay continua fino a circa il 1950, periodo in cui Giovanni non riceve più lettere dalla cugina Fiorentina Bosio, residente a Buenos Aires e deceduta nel 1955.
Nel 1980 la Ditta fornì un orologio da torre per la Missione dei Padri della Consolata di Torino a Rionegro in Colombia, come documentato nell’immagine sottostante.

Fornitura dell’orologio di Rio Negro, Colombia, 1980
Sulla avventurosa s
L’archivio della Ditta Bergallo
L’archivio è costituito da:
- 209 fascicoli, 14 registri, 14 quaderni e 7 buste;
- 95 numeri di rivista e 2 volumi;
- 570 fotografie, 14 album, 1 brochure, negativi, 16 lastre fotografiche e 2 matrici.
La documentazione va dal XIX secolo al 1995, con un documento risalente al 1753.
L’archivio contiene corrispondenza in entrata e uscita riguardante la fornitura, la manutenzione e la riparazione di orologi da torre, con preventivi e atti contabili; fatture; cataloghi; registri di contabilità; progetti per gli orologi con disegni e relative misure; registri di ordini di forniture.
La Corrispondenza della Ditta (1893-1987) è la serie più cospicua con i suoi 97 fascicoli e risulta particolarmente interessante in quanto consente di ricostruire la vasta rete di contatti che la Ditta intrattenne con diversi enti e con privati in Italia e in alcune località estere. La serie Registri degli orologi comprende 3 registri che documentano dal 1877 al 1985 tutte le attività di
installazione, manutenzione e riparazione di orologi e i relativi importi incassati in acconto e saldo. Il confronto tra le due serie permette di integrare le informazioni riguardanti il complesso delle attività, dato che nella Corrispondenza si trovano anche contatti preliminari e sopralluoghi talvolta non proseguiti con un incarico.
L’archivio contiene anche carte di natura personale, sia degli esponenti della famiglia Bergallo che della famiglia di Cecilia Pescetto (1872 – 1934), moglie dell’orologiaio Giovanni Battista Bergallo.
- Bando della Compagnia di San Paolo Luoghi della Cultura 2020. Il MOT fa parte dell’Associazione Museimpresa. ↩︎
- G. CONFALONIERI, Il tempo scandito. Gli orologi da torre della “Bottega Bergallo”, Tovo San Giacomo 1997, p. 61. ↩︎
- L’analisi delle carte intestate permette di ricostruire le vicende della ditta. I comuni scrivevano a ‘Bergallo Giovanni fu Gio Batta e figlio, fabbricanti di orologi’ fino a quando, nel 1905, compare il timbro che riporta ‘Orologeria Giovanni Battista Bergallo’ ed in quest’anno, probabilmente, Giovanni delegò al figlio Giovanni Battista la gestione dell’azienda di famiglia. Nel 1907 veniva utilizzata la carta intestata “Orologeria Giovanni Battista Bergallo”. ↩︎
- Dopo la morte del padre Giovanni Antonio nel 1918, la denominazione diventò ‘Ditta individuale Giovanni Battista Bergallo’. Dopo la morte dello stesso Giovanni Battista nel 1948 diventò ‘Ditta Bergallo eredi’ prima e poi nel 1956 ‘Eredi Bergallo Giovanni e Angelo fu G. B.’. In un certificato della Camera di commercio la ditta risulta essere fondata nel 1877 e iscritta all’albo delle imprese artigiane nel 1925. Negli ultimi anni sarà ditta individuale intestata solo a Giovanni. ↩︎
- Il documentario è stato co-prodotto dal Comune di Tovo San Giacomo, ente gestore del Museo dell’Orologio da Torre “G.B. Bergallo”, in occasione del ventennale del Museo, dalla AGB e sostenuto da “ECAT Orologi e Campane” di Mondovì. ↩︎
Bibliografia
- L’archivio della fabbrica di orologi da torre Bergallo di Bardino Nuovo, inventario non edito, a cura di Simonetta Ottani, 2021
- DISCONZI BENDO N., Quadranti e sfere. Un viaggio nel tempo che nasce dai racconti di Giovanni Bergallo di Bardino nuovo, Savona 2016
- ADDOMINE M., PONS D., Gli orologi da torre del Museo Bergallo. Catalogo scientifico, Tovo
- San Giacomo 2015
- G. CONFALONIERI, Il tempo scandito. Gli orologi da torre della “Bottega Bergallo”, Tovo San Giacomo 1997

